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IL Manuale

DELLA PROTESIZZAZIONE DELL’ANCA

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Che cos’è una protesi

D’ANCA


L’intervento di protesizzazione dell’anca ha iniziato a diffondersi in tutto il mondo dal 1960. Prima di questa data era possibile solo la sostituzione di teste femorali troppo usurate con protesi di relativa semplicità. Il primo vero intervento è stato quello di J.Charnley eseguito con una componente femorale in metallo e una acetabolare in Teflon. Tale intervento ebbe esito negativo dovuto al rapido consumo del Teflon.
Negli ultimi anni la chirurgia protesica dell’anca si è evoluta: il chirurgo dispone di tecniche operatorie sempre più affinate che gli permettono di effettuare l’intervento di protesi d’anca con sicurezza e con notevole risparmio delle strutture anatomiche.

Le indicazioni si sono ampliate, l’età media dei pazienti da sottoporre all’intervento si è ridotta, le aspettative di vita notevolmente incrementate, creando al chirurgo una serie di problematiche talvolta di difficile soluzione.
Gli scopi di una protesizzazione di anca sono quelli di ottenere una “nuova anca” stabile, non dolente, con una buona articolarità che possa permettere al paziente di svolgere le proprie attività quotidiane senza particolari problemi; inoltre deve durare nel tempo e non determinare fenomeni di intolleranza.

L’intervento di protesi d’anca permette il recupero di una buona qualità di vita, con una sopravvivenza degli impianti che supera il 90% a 10 anni e permette di risolvere o alleviare sensibilmente la sintomatologia dolorosa e migliorare le capacità fisiche e  le prestazioni motorie del paziente.
Gli interventi di sostituzione protesica dell’anca possono essere classificati in tre tipologie: la sostituzione totale o artroprotesi, che prevede di intervenire su entrambe le componenti articolari, femorale e acetabolare; la sostituzione parziale, comunemente indicata con il termine endoprotesi, riservata al trattamento delle fratture mediali del collo del femore, che permette di preservare l’acetabolo; la revisione, o riprotesizzazione, che prevede la sostituzione di un dispositivo precedentemente impiantato.


La protesi d’anca è costituita da alcuni elementi che sostituiscono funzionalmente le componenti acetabolare e femorale dell’articolazione fisiologica: il cotile, generalmente metallico, in cui viene posizionato un inserto di polietilene, ceramica, o metallo; lo stelo metallico sulla cui estremità superiore, denominata collo, viene inserita una testa metallica o di ceramica. Lo stelo e il cotile possono essere “fissati” all’osso utilizzando il “cemento” (protesi cementata) o come accade sempre più frequentemente, semplicemente “impattando” le componenti protesiche nella sede opportunamente preparata senza l’utilizzo di cemento (protesi non cementata). Queste ultime sono generalmente realizzate in titanio e presentano una superficie porosa per favorire la crescita di tessuto osseo ad avvolgere la protesi.
La qualità dell’osso, la morfologia femorale e acetabolare, l’età del paziente e le sue condizioni cliniche indirizzano la scelta del sistema protesico e del mezzo di fissazione.

Anatomia

DELL’ANCA


L’articolazione coxofemorale (articolazione dell’anca) unisce il femore all’osso dell’anca. L’articolazione mette in rapporto l’acetabolo (cavità  articolare dell’anca) con la testa del femore, che ha forma simile ai 2/3 di una sfera piena del diametro di 4 cm circa. Le superfici articolari non sono però esattamente corrispondenti e il labbro dell’acetabolo concorre ad ampliare la superficie articolare rendendola adatta ad accogliere la testa del femore, oltre che a contenere l’articolazione stessa. L’articolazione è avvolta dalla capsula articolare e da tre legamenti.
Il femore è un osso lungo che forma lo scheletro della coscia.
Nel femore distinguiamo un corpo e due estremità. Il corpo non è esattamente rettilineo ma presenta una concavità posteriore. L’estremità superiore termina  con la testa sferica destinata ad articolarsi con l’acetabolo. La testa è  sostenuta dal collo anatomico, alla cui base originano due robuste eminenze: il grande e il piccolo trocantere, uniti da una cresta intertrocanterica.
Immediatamente al di sotto del piccolo trocantere si trova il collo chirurgico, che segna la fine tra diafisi ed epifisi. L’estremità inferiore del femore presenta una vasta superficie articolare per tibia e rotula. La diafisi femorale (o corpo femorale) è formata da un astuccio di tessuto osseo compatto all’interno del quale è presente un canale midollare (dove viene alloggiato lo stelo protesico). Le epifisi sono invece costituite da una lamina superficiale compatta che avvolge un trabecolato spugnoso.

Cosa fare

PRIMA DELL’INTERVENTO


  1. Perdere il peso in eccesso per evitare il sovraccarico dell’anca operata e del lato sano durante il recupero.
  2. Evitare assunzione di farmaci antinfiammatori (soprattutto Acido acetilsalicilico, Nimesulide…) e di qualsiasi terapia occasionale non prescritta dal medico curante per almeno 2 settimane prima dell’intervento.
  3. Se si assumono estroprogestinici orali (“pillola”) sospenderne l’assunzione almeno 30 giorni prima dell’intervento
  4. Sopendere 3-5 giorni prima dell’intervento l’assunzione di farmaci antiaggreganti
  5. Smettere di fumare  (per ridurre i problemi respiratori durante e dopo l’anestesia).
  6. Controllare la presenza di eventuali infezioni latenti (ascessi dentari, cistiti, etc…)
  7. Chiedere al medico curante una lettera contenente informazioni sulle condizione cliniche del paziente e sulle sue patologie attuali e remote.
  8. Dalla mezzanotte prima dell’intervento non si potrà né mangiare né bere.

Se possibile, nel mese precedente l’intervento, vi verrà prelevato del sangue (predepositi) per utilizzarlo come auto-trasfusione dopo l’intervento; nell’immediato periodo pre-operatorio vi verranno somministrati i farmaci necessari alla profilassi antibiotica e alla prevenzione delle tromboembolie periferiche (ATE).

In cosa consiste

L’INTERVENTO


Tecnica chirurgica

L’intervento avviene con il paziente supino, attraverso un’incisione laterale sulla coscia a livello del gran trocantere femorale. Si seziona la cute e il sottocute quindi si procede alla sezione del muscolo medio gluteo seguendo le fibre muscolari. Si accede alla capsula articolare che viene aperta e si lussa l’anca. Asportata la testa femorale, usurata dall’artrosi, si procede al posizionamento della componente protesica acetabolare. Si passa alla preparazione del femore, entro il quale viene alloggiato lo stelo femorale, si posiziona la neo articolazione (riduzione) con attenta ricostruzione di tutti i tessuti. Infine si sutura capsula, piani muscolari, sottocute e cute.

Dopo

L’INTERVENTO


  1. Solitamente dopo l’intervento sono necessarie dell’emotrasfusioni: verrà utilizzato il sangue  del recupero intraoperatorio, le sacche per autotrasfusione o sangue dell’emoteca.
  2. Dopo l’impianto della protesi d’anca sono necessari alcuni giorni di riposo a letto, nelle prime giornate l’arto verrà mantenuto in una valva imbottita con gommapiuma per mantenerne la corretta posizione.
  3. E’ raccomandato l’uso delle calze elastiche per prevenire l’insorgenza di problemi circolatori.
  4. In seconda giornata verrete mobilizzati fino alla stazione seduta sul letto o in carrozzina.
  5. Dalla III giornata è possibile, secondo le condizioni cliniche del paziente, riprendere la stazione eretta e iniziare il programma di recupero della deambulazione con il fisioterapista.
  6. Inizierete a camminare con l’aiuto del deambulatore e successivamente con 2 stampelle.
  7. Usate le stampelle sempre e fino a quando, nei controlli successivi, non sarete autorizzati ad abbandonarle: è molto importante per non sovraccaricare l’anca operata.
Il ritorno

A CASA


Al termine del periodo di degenza in ospedale, il paziente può far ritorno a casa o (in relazione alle sue condizioni fisiche e/o familiari) può essere trasferito per un breve periodo in una struttura specifica per continuare il trattamento riabilitativo.

Al ritorno dall’ospedale il paziente potrà gradualmente riprendere le proprie attività della vita quotidiana e in seguito tornare all’attività lavorativa ed eventualmente sportiva dopo l’assenso del proprio medico specialista curante.

E‘ importante ricordare che la nuova articolazione dell’anca è relativamente “non protetta” fino a quando la muscolatura dell’arto inferiore non avrà riacquisito un adeguato tono-trofismo muscolare.
Fino ad allora movimenti involontari o non corretti potrebbero provocare la mobilizzazione o in casi estremi la lussazione  delle componenti protesiche.
Per tale motivo è utile che il paziente impari quali movimenti dovrà evitare e quali accorgimenti dovrà adottare nel primo periodo post-operatorio.
In particolare la flessione ad angolo retto o la rotazione all’interno dell’arto operato sono movimenti da evitare in quanto possono facilitare la lussazione dell’anca.

Cosa fare

UNA VOLTA ARRIVATI A CASA


  • Utilizzate sempre le stampelle: non avendo ancora un equilibrio ottimale aiutatevi con i corrimano.
  • Continuate ad eseguire la ginnastica che vi ha mostrato il fisioterapista in reparto.
  • Continuate ad assumere le terapie (in particolare  i farmaci di profilassi antitromboembolica) per tutto il periodo indicato in dimissione.
  • Dormite in posizione supina (a pancia in su).
  • Calzate scarpe con tacco basso.
  • Eliminate tutto ciò che può intralciare o rendere insicuro il cammino: tappeti, cera per pavimenti, pantofole aperte, cavi elettrici.
  • Preferite la doccia al bagno nella vasca: si corre il rischio di lussare la nuova protesi!
  • Usate tappetini antisdrucciolo in bagno e maniglie d’appoggio.
  • Se ne avete necessità, esistono in commercio appositi sedili per la vasca e rialzi per il WC, per agevolarvi nell’uso e non flettere eccessivamente l’anca


Ci sono

4 MOVIMENTI DA EVITARE

Movimento No.1

Chinarsi a raccogliere oggetti a terra con il ginocchio dell’arto operato esteso.


Si consiglia, per i primi 6-8 mesi dall’intervento, di evitare di raccogliere oggetti a terra in quanto la flessione eccessiva del busto può determinare la lussazione del femore.

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Movimento No.2

Chinarsi in avanti quando si è seduti.


Movimento No.3

Accavallare le gambe


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Movimento No.4

Sedersi su sedili bassi con l’anca eccessivamente flessa.




Norme Generali

Di seguito sono elencate le norme generali, le posizioni sconsigliate e ciò che può essere utile per favorire una rapida ripresa delle normali attività della vita quotidiana e lavorativa.

Prevenzione

DELLE TROMBOSI VENOSE


L’immobilità causata dall’intervento favorisce l’insorgenza di trombosi delle vene dell’arto inferiore soprattutto dal lato operato.


La trombosi venosa può determinare l’embolia polmonare che rappresenta un’emergenza medica grave. Seguendo quanto raccomandato dalle linee guida internazionali, si somministra al paziente operato di protesi d’anca eparina a basso peso molecolare sottocute fino ad almeno 40 giorni dopo l’intervento per prevenire l’insorgenza di trombosi venose e viene consigliato l’utilizzo di calze elastiche contenitive.

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Ferita

CHIRURGICA


La rimozione dei punti di sutura avviene generalmente in 15ª giornata post operatoria.
Alcuni giorni dopo la rimozione dei punti è possibile fare la doccia se la ferita è completamente rimarginata e non ci sono zone arrossate o secernenti siero: in questi casi si deve avvisare il medico curante.

Peso

CORPOREO


E’ consigliabile non aumentare di peso ed eventualmente cercare di dimagrire seguendo le indicazioni di uno specialista dietologo: il peso eccessivo del corpo sovraccarica la protesi ritardando il recupero della funzione dell’arto inferiore operato.

Le

INFEZIONI


Le infezioni batteriche respiratorie o urinarie possono comportare il rischio d’infezione della protesi attraverso il trasporto di batteri nel sangue.
Anche interventi odontoiatrici (pulizia e/o avulsioni dentarie ecc.) aumentano il rischio di infezioni a livello della protesi d’anca.
In tutti questi casi è opportuno che il medico curante somministri una terapia profilattica con antibiotici.

Il

CAMMINO


Per quanto riguarda la concessione del carico e l’utilizzo dell’ausilio più adeguato (bastoni canadesi, girello con ascellari o deambulatore) esistono delle differenze secondo il tipo di protesi, le condizioni psico-fisiche del paziente e le eventuali complicanze intercorse durante l’intervento.


Per tale motivo il paziente dovrà strettamente attenersi alle indicazioni dello specialista ortopedico e del fisiatra curante.
Nel caso il paziente utilizzi bastoni canadesi, si consiglia di continuare ad utilizzarli fino al controllo ortopedico, successivamente si utilizzerà un solo bastone da portare dal lato opposto a quello operato (gamba operata destra, portare il bastone a sinistra).

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Il

RIPOSO A LETTO


Durante i primi mesi dopo l’intervento si consiglia di:
– non dormire sul fianco dal lato operato
– non flettere il busto in avanti per rimboccarsi le coperte
– non ruotare all’interno l’arto operato.

La posizione più indicata è quella supina: eventualmente si può dormire sul lato sano (dal II° mese) tenendo un cuscino tra le gambe mentre si dorme e si cambia posizione da quella supina al decubito laterale e viceversa.

In

AUTOMOBILE


E’ possibile ricominciare a guidare dopo l’autorizzazione dello specialista curante.
Per salire in automobile mettere un cuscino sul sedile, sedersi sul sedile con le gambe fuori dall’abitacolo e portare all’interno dell’auto prima la gamba operata, aiutandosi con le mani, e poi la gamba sana. Se l’arto operato è il sinistro sedersi a destra del guidatore, se l’arto operato è il destro sedersi dietro il guidatore.

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Come fare

PER SEDERSI


Utilizzare sedie stabili (senza rotelle) e possibilmente con braccioli.
Quando ci si siede: divaricare leggermente le gambe, appoggiare le mani sui braccioli o sulle cosce e scendere lentamente tenendo le ginocchia larghe e le punte dei piedi parallele

Non sedersi su piani troppo morbidi e troppo bassi rispetto l’altezza del bacino. (Non poltrone e divani).
Controllare che le ginocchia non superino in altezza il livello delle anche:
per ridurre il dislivello utilizzare un cuscino.

Come fare

PER ALZARSI DALLA SEDIA


Far scivolare i glutei fino al bordo della sedia e poi facendo leva sulle braccia alzarsi.
Evitare di flettere il busto in avanti per alzarsi dalla sedia.

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Sul

WATER


Si consiglia di sedersi solo su water con sedile rialzato.
Esistono in commercio alzawater da adottare al proprio domicilio.
Per alzarsi e sedersi dal water valgono le stesse regole descritte per alzarsi/sedersi dalla sedia.

Come

LAVARSI


E’ consigliabile l’uso della doccia con tappeto antiscivolo, stando seduti su di uno sgabello appoggiato alla parete.
Se si utilizza la vasca da bagno usare l’apposito seggiolino: sedersi sul bordo del seggiolino, portare nella vasca la gamba operata e poi quella sana (Avvicinarsi al bordo della vasca con la gamba operata).Fare la barba o lavarsi i denti stando seduti su una sedia se il piano del lavandino non si trova all’altezza delle anche.

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Scendere e Salire le scale

Spesso uno dei problemi che crea più confusione e incertezza è quello legato a come si sale e si scende dalla scale.

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Salire

SULLE SCALE


I gradini si salgono portando avanti l’arto sano (non operato), quindi le stampelle e poi l’arto operato.

Scendere

LE SCALE


Posizionare le stampelle sul gradino inferiore, poi scende la gamba operata e infine quella sana.

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Attività Quotidiane

Tutte le attività come lavare i piatti, stirare, raccogliere oggetti ecc. che comportino la flessione del busto in avanti dovrebbero essere evitate o comunque ricordarsi che il piano di lavoro per svolgere tali attività deve essere all’altezza giusta per permettere l’allineamento delle spalle sullo stesso piano frontale delle anche. Le spalle non devono essere anteposte rispetto alle anche.

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Come

VESTIRSI


Tutte le attività come lavare i piatti, stirare, raccogliere oggetti ecc. che comportino la flessione del busto in avanti dovrebbero essere evitate o comunque ricordarsi che il piano di lavoro per svolgere tali attività deve essere all’altezza giusta per permettere l’allineamento delle spalle sullo stesso piano frontale delle anche. Le spalle non devono essere anteposte rispetto alle anche.

IMPORTANTE


Prima del ritorno a casa si consiglia di rimuovere i tappeti per evitare il pericolo di cadute durante la deambulazione.

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Controlli Clinici

La visita di controllo viene effettuata generalmente dopo 60 giorni circa dall’intervento, salvo diverse indicazioni dello specialista curante, e successivamente ogni 12 mesi.

In occasione delle visite di controllo, il paziente dovrà portare un esame radiografico del bacino (centrato su L5-S1 con 2/3 prossimale del femore) con una proiezione assiale dell’anca operata.

E’ importante portare sempre ad ogni controllo anche la documentazione radiografica precedente per poter eseguire un confronto, così da permettere allo specialista la valutazione delle condizioni della protesi e i segni di una eventuale iniziale mobilizzazione delle componenti protesiche.



La Riabilitazione

La riabilitazione dopo l’intervento di protesizzazione ha come obiettivi il recupero della forza muscolare, dell’articolarità, della coordinazione e dello schema del cammino, tanto più difficili da ottenere quanto più la situazione dell’arto era compromessa prima dell’intervento.

Per un ottimale recupero è consigliabile affidarsi ad un qualificato centro di Riabilitazione e Recupero Funzionale dove lo specialista fisiatra, dopo la valutazione iniziale, la consultazione della vostra documentazione ed eventualmente del chirurgo ortopedico, sarà in grado di preparare un programma riabilitativo personalizzato da svolgere con l’aiuto di un terapista della riabilitazione.

E’ fondamentale ogni giorno dedicare del tempo alla riabilitazione.

Si elencano di seguito una serie di esercizi che è possibile svolgere in autonomia.



Esercizi da eseguire al domicilio

Una volta tornati a casa ci sono tutta una serie di esercizi da compiere al fine di velocizzare il recupero post operatorio.


Gli esercizi andranno sempre effettuati lentamente, controllando che il movimento venga svolto come indicato.
Se gli esercizi vengono eseguiti correttamente non dovrebbero provocare dolore, se non una lieve dolenzia muscolare.
In caso di comparsa di dolore all’anca durante l’esecuzione di un particolare esercizio, si consiglia di sospendere l’esercizio responsabile di dolore ed eventualmente rivolgersi al proprio medico curante o allo specialista.

Si consiglia:
almeno un’ora di esercizi al giorno durante il primo mese dopo l’intervento; successivamente è utile aumentare gradualmente il tempo da dedicare alla fisioterapia, suddividendolo in due/tre sedute giornaliere per 3-4 mesi.

Dopo l’abbandono dei bastoni canadesi e il completo recupero della forza muscolare, dell’articolarità dell’anca e la ripresa dell’attività lavorativa, si consiglia comunque di dedicare almeno trenta minuti al giorno alla fisioterapia continuando ad eseguire gli esercizi proposti per tutta la vita.

La cyclette può essere utilizzata in aggiunta ma non in sostituzione degli esercizi consigliati.

Si ricorda che questi semplici esercizi sono fondamentali per mantenere nel tempo un’adeguata forza muscolare, una buona articolarità dell’anca e un buon trofismo osseo come prevenzione dell’osteoporosi.

Posizione supina

PER IL QUADRICIPITE

Arti inferiori distesi, punte dei piedi rivolte verso l’addome, spingere il ginocchio verso il basso contraendo il quadricipite (muscolo della coscia).
Mantenere la posizione per 5 secondi quindi rilasciare per 10 secondi.
Ripetere l’esercizio 10 volte a destra e sinistra.

Arti inferiori distesi,  punte dei piedi rivolte verso l’addome, spingere il ginocchio verso il basso contraendo il quadricipite (muscolo della coscia).
Mantenere la posizione per 5 secondi quindi rilasciare per 10 secondi.
Ripetere l’esercizio 10 volte a destra e sinistra.

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Esercizi

PER I GLUTEI

Arti inferiori distesi, punte dei piedi rivolte verso l’addome, spingere il ginocchio verso il basso contraendo il quadricipite (muscolo della coscia).
Mantenere la posizione per 5 secondi quindi rilasciare per 10 secondi.
Ripetere l’esercizio 10 volte a destra e sinistra.

Arti inferiori distesi, contrarre i glutei. Mantenere la posizione 10 secondi quindi rilasciare.
Ripetere l’esercizio 10 volte.

Posizione supina

PER I MUSCOLI DELLA GAMBA

Arti inferiori distesi, muovere la caviglia spingendo le punte dei piedi verso di sé e poi verso il basso. Tenere le ginocchia diritte. Ripetere l’esercizio 10 volte a destra e a sinistra.

Arti inferiori distesi, contrarre i glutei. Mantenere la posizione 10 secondi quindi rilasciare.
Ripetere l’esercizio 10 volte.

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Flessione

DELL’ANCA

Arti inferiori distesi, muovere la caviglia spingendo le punte dei piedi verso di sé e poi verso il basso. Tenere le ginocchia diritte. Ripetere l’esercizio 10 volte a destra e a sinistra.

Arti inferiori distesi, piegare il ginocchio lentamente facendo scivolare il tallone verso i
glutei e tornare  alla posizione di partenza.
Durante l’esecuzione dell’esercizio controllare che anca, ginocchio e piede siano allineati:
la punta del piede  non deve essere ruotata né verso l’esterno né verso l’interno.
(Per facilitare l’esercizio utilizzare una tavola lucida da posizionare sul letto)

Abduzione

DELL’ANCA

Arti inferiori distesi e paralleli, portare la gamba operata verso l’esterno facendo scivolare il
tallone, mantenere la punta del piede diritta o leggermente ruotata verso l’esterno.
Tornare lentamente alla posizione di partenza. Ripetere l’esercizio 10 volte con la gamba
sana e 10 volte con la gamba operata.
(Per facilitare l’esercizio utilizzare una tavola lucida da posizionare sul letto).

Arti inferiori distesi, contrarre i glutei. Mantenere la posizione 10 secondi quindi rilasciare.
Ripetere l’esercizio 10 volte.

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Una volta

IN PIEDI

In piedi appoggiati ad una parete, gambe lievemente divaricate, piedi paralleli.
Estendere l’arto senza spingere indietro il bacino, quindi tornare lentamente alla posizione di riposo.
Ripetere l’esercizio 10 volte.

Arti inferiori distesi, contrarre i glutei. Mantenere la posizione 10 secondi quindi rilasciare.
Ripetere l’esercizio 10 volte.

Posizione

SUL FIANCO

Esercizi da eseguire dalla VIª settimana dopo l’intervento

A letto sdraiati sul fianco, arto sano inferiore piegato al ginocchio, posizionare uno/due cuscini sulla gamba.
Alzare lentamente verso l’alto la gamba operata e riportarla lentamente verso il basso.
Ripetere l’esercizio 10 volte.

Arti inferiori distesi, contrarre i glutei. Mantenere la posizione 10 secondi quindi rilasciare.
Ripetere l’esercizio 10 volte.



RICORDATI SEMPRE

– Prima di piccoli interventi chirurgici e/o odontoiatrici, avvisare il medico che si ha una protesi d’anca: potrebbe essere utile una terapia antibiotica per prevenire possibili infezioni.
– Presentatevi sempre ai controlli previsti: il monitoraggio costante della vostra protesi è lo strumento migliore per accorgersi in tempo di qualsiasi problema.
– Non trasportate carichi eccessivi.
– Non praticate sport di contatto e che richiedano corsa o salti.
– Per ogni dubbio consultate il vostro specialista curante.
Se non ci si attiene ai consigli dati, si potranno avere fenomeni precoci di usura delle componenti protesiche, esponendosi al rischio di un nuovo intervento per la sostituzione della protesi.
E’ possibile comunque che dopo molti anni la protesi si “consumi”e se necessario, dovrà essere sostituita.


MINI INVASIVITA’

Quando si parla di mini-invasività è giusto distinguere una mini-invasività cutanea rappresentata dalla mini-incisione rispetto ad una mini-invasività ossea, rappresentata dall’esecuzione di un intervento chirurgico nel quale si tenta di conservare più tessuto osseo possibile.
Nel primo caso (mini-incisione), oggi è possibile eseguire accessi cutanei che non superino i 6 cm; è giusto però valutare i vantaggi e gli svantaggi di questi approcci chirurgici. I vantaggi sembrano essere rappresentati da una riduzione delle perdite ematiche, da un recupero funzionale più rapido e da un risultato estetico più gradevole. Molti studi però smentiscono gran parte di questi, sottolineando che, tra una mini-incisione ed una incisione standard non vi sono differenze significative nelle perdite ematiche, nella durata del ricovero e nel tempo chirurgico. Inoltre, dagli stessi studi, vengono messi in evidenza altri svantaggi della mini-incisione, quali un aumentato rischio di fratture femorali o lesioni tendinee, un malposizionamento delle componenti proteiche a causa della scarsa visibilità, un’aumentata incidenza di complicanze post-operatorie (es. fratture del femore prossimale e lesioni parziali o temporanee del nervo femoro-cutaneo laterale) e l’impossibilità di utilizzare protesi a conservazione di collo.
Da tutto ciò è quindi possibile comprendere che un ridotto accesso chirurgico costringe spesso ad un inutile traumatismo dei tessuti molli e ad una ridotta visualizzazione del campo chirurgico con un aumento degli errori nell’impianto protesico.
Nel caso della mini-invasività ossea, definita anche “Resurfacing”, è importante sottolineare che, per eseguire questo tipo di chirurgia protesica, vi è la necessità di ridurre la testa femorale alle dimensioni del collo, sottoponendo di conseguenza lo stesso ad un rischio di fratture iatrogene. Inoltre è spesso necessario sovra-fresare la componente cotiloidea (incavo osseo situato sulla porzione esterna dell’osso iliaco all’interno del quale ruota la testa del femore dando luogo all’articolazione dell’anca) riducendo in questo modo la quantità di osso in sede pelvica fondamentale per una futura revisione.
La mini-invasività ossea ha anche gli svantaggi di determinare un aumentato rischio di fratture periprotesiche del collo femorale e di necrosi avascolare della testa del femore.
Alla luce di tali osservazioni riteniamo che le attuali protesi di rivestimento, necessarie nell’esecuzione della tecnica mini-invasiva (Resurfacing), non offrano un vantaggio in termini di conservazione del patrimonio osseo totale.

Bibliografia:

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PROTESI SU MISURA

Con il termine protesi su misura si vuole descrivere una protesi costituita da componenti (collo e testa) intercambiabili (“modulari”) che permettono di ripristinare le condizione anatomiche ottimali (es: lunghezza).
Questo concetto di “modularità” consente di adattare una protesi standard alle diverse caratteristiche anatomo-fisiologiche del paziente (forma e dimensione femorale), senza compromettere il corretto posizionamento, e quindi maggiore possibilità di stabilità nel tempo dello stelo e del cotile, e senza aumentare in modo eccessivo il numero delle taglie; tutto ciò grazie ai colli intercambiabili che, agendo sulle tre variabili spaziali, permettono di raggiungere 27 punti nello spazio; inoltre, disponendo di testine a 3 lunghezze, la disponibilità reale diventa di 81 punti disposti nelle 3 dimensioni.
Queste protesi ci vengono in aiuto anche nei casi in cui l’anatomia dell’articolazione dell’anca non sia fisiologica a causa di alcune patologie, quali, per esempio, la displasia congenita e negli eventuali interventi di revisione per mobilizzazione della componente femorale, offrendoci maggiori possibilità di riottenere le condizioni anatomiche ottimali.

Inoltre, in alcuni interventi di primo impianto, quando, per motivi di tenuta siamo costretti a posizionare la componente cotiloidea con un angolo di inclinazione e/o di anti-retroversione non fisiologico, i colli modulari ci permettono di correggere questo minimo errore in modo da mantenere comunque una corretta articolarità ottenendo, in aggiunta, una buona tenuta della componente cotiloidea.

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NAVIGATORE

Il navigatore è uno strumento che permette di effettuare interventi di sostituzione protesica all’anca ed al ginocchio con l’ausilio dei dati raccolti durante la pianificazione. Nel corso dell’operazione il software (il termine software, usato in ambito informatico, indica un programma o l’insieme di essi in grado di funzionare su un elaboratore) fornisce al chirurgo i dati sulla lunghezza e sulla mobilità dell’arto e guida la strumentazione nell’inserimento delle componenti protesiche.

In chirurgia protesica ortopedica esistono due sistemi di navigazione computerizzata, uno dipendente dalla TAC (tomografia assiale computerizzata) che acquisisce i dati anatomo – morfologici del paziente utilizzando appunto la tomografia assiale; un altro invece, il cosiddetto “TAC-free“, che acquisisce i dati del paziente direttamente in sala operatoria dopo l’applicazione sull’osso di appositi trasmettitori collegati a telecamere ad infrarossi durante l’intervento.

I vantaggi di questo tipo di chirurgia sono una riduzione, almeno teorica, dei tempi chirurgici ed una maggior precisione tecnica; al contrario, gli svantaggi sono rappresentati da una lunga curva di apprendimento, da un meticoloso planning pre-operatorio, dai costi elevati, dall’assenza di software che permettano di applicare la metodica a dimorfismi ed a revisioni protesiche e dalla necessità di una cultura informatica per la gestione del software.
In alcuni casi, anche negli interventi di primo impianto, è necessario, per motivi di tenuta della componente protesica, posizionare il cotile con un angolo di inclinazione e/o di anti-retroversione non fisiologico. Il navigatore non permette ciò; posiziona, infatti, la componente in modo fisiologico, indipendentemente dalla sua tenuta.
E’ inoltre importante precisare che, nonostante l’utilizzo del navigatore, la manualità del chirurgo rimane invariata.

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